Quasi sei milioni di immigrati condividono con gli italiani spazi, case, luoghi di lavoro e anche i supermercati. Ma chi prende spunto dalle abitudini alimentari dell’altro? Cosa c’è da un po’ di tempo nei nostri carrelli che fa la differenza? Abbiamo finito col somigliare ai nuovi consumatori e loro un po’ a noi. Il cibo ci accomuna, i nostri carrelli parlano chiaro: se gli stranieri si stanno “italianizzando” noi ci stiamo “stranierizzando”: mango, papaia, maracuja, quinoa, aloe, kamut. Non possono mancare tutti i tipi di semi: di lino, di chia, di girasole, di sesamo. Qualcuno ha una vera cultura, legge, frequenta corsi, altri non ci capiscono niente, però fa chic e comprano, comprano e utilizzano di tutto. Ma faranno male? E il latte di cocco senza il quale non avremmo mai un vero pollo al curry? Senza lo zenzero, invece, non potremmo più andare a dormire, la nostra tisana che pizzica un po’ la gola con alcune gocce di limone, è il toccasana del dopocena, fa digerire e nonostante i suoi effetti antinausea, con il suo profumo allunga il tempo con gli amici o la persona amata. Ma a dominare, su tutte le spezie, spadroneggiando pure sui benefici della cannella, adesso c’è la curcuma. Lei, con quel colore giallo-oro, si fa largo perché compone una bevanda dal nome che la dice lunga su quanto possa far sognare e rendere misteriosi i sogni di ciascuno di noi: il Golden Milk. Soave, intrigante, berne una tazza ti fa già sentire in uno dei 27 piani di Antilia, avvolta da splendide sete e circondata da splendidi tesori, magari in compagnia di Mukesh Ambani che organizza una festa sontuosa in quei 37mila metri quadrati che si ergono in mezzo alla popolazione più povera del mondo. Alla base della vera ricetta troviamo acqua calda, un cucchiaino di curcuma, un pizzico di pepe nero che potenzia le proprietà della polvere dorata. A questa pasta si aggiunge olio di cocco e un dolcificante naturale. Le ricette che variano nelle famiglie indiane a seconda dell’uso terapeutico (?) che bisogna farne. Richiede tempo e attenzione. Oggi, nei nostri supermercati, troviamo la curcuma nelle tisane, in compresse da sola o con la piperina, in polvere da sciogliere nel latte di soia, nel latte di riso, nell’acqua o nello yogurt.
Ma possiamo affidarci a questi espedienti per sgonfiare la pancia, per avere senso di sazietà, per dimagrire? Quali sono i pericoli che incontriamo nel cercare facili espedienti, piuttosto che fare una vita sana, regolare, senza esagerazioni? I prodotti esotici sono benefici o solo trendy? Le donne dovrebbero consumare circa duemila chilocalorie al giorno e gli uomini 2.500, ma se le persone in questione fossero allenate, andassero abitualmente in palestra, fossero abituate al movimento costante. Di fatto, la stragrande maggioranza della popolazione nostrana vive sul divano, pertanto il fabbisogno delle chilocalorie si riduce drasticamente di circa 300/500 per genere. Di tutto questo e dei supportini miracolosi, semi, curcuma, tisane dimagranti, parliamo con il dottor Andrea Ghiselli, che insegna alla Sapienza di Roma, esperto nutrizionista del Centro di ricerca Crea, fra le cui attività il Centro si pregia di monitorare le abitudini alimentari e lo stato di nutrizione della popolazione italiana.
“Li possiamo definire integratori 2.0 – afferma dice Ghiselli – nel senso che l’uomo ha sempre cercato scorciatoie per sottrarsi ai doveri della vita. Uno di questi è mangiare meno e muoversi di più. Siccome non è piacevole allora ricorre agli integratori, alle pillole, o agli alimenti che si ritengono salvifici o detossinanti e più sono esotici e più sono accattivanti. Però sono fuochi d’artificio che per fortuna durano poco. La curcuma insieme alla piperina promettono un aumento del metabolismo basale e dunque un aumento dell’efficacia dimagrante. Peccato che questo non sia stato ancora provato da studi scientifici. La curcuma ha alcune proprietà anticancro però in provetta. Sembra che inibisca la crescita di alcune cellule cancerose, ma sono studi fatti in vitro, non sull’uomo. Nelle provette succede sempre qualche cosa, quindi attenzione, invito alla calma. Bisogna poi ripetere i test sull’uomo perché questi siano effettivamente ritenuti validi. L’unica cosa che dicono questi venditori è che siccome in Oriente hanno un numero inferiore di cancri rispetto all’Occidente, allora dev’essere per forza per la curcuma oppure il curry, oppure le bacche di goji. In realtà in quei Paesi fanno una dieta completamente diversa dalla nostra”.
E con i semi la faccenda com’è?
I semi non sono detossificanti e oleosi. L’olio dei semi è vegetale quindi un olio insaturo. È un grasso tra virgolette buono come quello dell’olio d’oliva o dell’avocado. In più, alcuni hanno anche delle quantità non trascurabili di calcio. Tra cui, per esempio, i semi di sesamo. Però il contraltare dei semi è che siccome sono grassi ti danno 600, 700 calorie per ogni 100 grammi. Quindi bisogna consumarne una quantità moderata. Allora, vanno bene se noi li assumiamo come muesli inzuppati nel latte, con frutta secca in guscio, frutta essiccata e qualche fiocco di cereali.
Alla larga dal panettone?
Assolutamente no! Credo che la tradizione vada rispettata. La tradizione è la fetta di panettone nei giorni di Natale. Se però cominciamo a comprare il panettone il primo dicembre e smettiamo il primo febbraio allora non è più tradizione, ma un uso sconsiderato. Anche perché dobbiamo considerare che una fetta di panettone media, non piccola, pesa un etto, un etto e dieci, quindi si tratta di 350, 400 calorie, soprattutto se sono quei panettoni farciti. Rendiamoci conto che si tratta di un alimento molto calorico. Quindi di una coccola che ci possiamo fare ogni tanto e meglio se non alla fine di un pasto tipicamente natalizio italiano, dopo aver mangiato un capretto intero e una teglia di lasagne. Sarebbe bene consumarlo come merenda o come colazione, in sostituzione di pane burro e marmellata.
Possiamo mangiare tutto ma al momento giusto, dosando bene le porzioni, senza sperare nell’intervento miracoloso della curcuma, quindi?
Mi spiace distruggere questo mito, però è così! Ma invito i lettori a fare la prova. Bisogna verificare quanto pesi una fetta di panettone. È il modo migliore per rendersi quanto hanno mangiato a Natale e cosa stanno continuando ad ingurgitare. D’altronde, la Befana non è ancora arrivata.
@vanessaseffer

Si legge su Wikipedia che Enrica Bonaccorti, all’anagrafe Enrica Maria Silvia Adele Bonaccorti (Savona, 18 novembre di un certo anno), è una conduttrice televisiva, conduttrice radiofonica, paroliera e attrice italiana. Dunque, nel suo corposo curriculum vitae, oltre alle numerose trasmissioni televisive che l’hanno resa celebre, la Bonaccorti sarebbe anche una “paroliera”. Cercando sulla Treccani, si può leggere quanto segue: “Parolière, chi scrive i versi o le parole per una canzone o per altra composizione di musica leggera; in particolare chi adatta le parole a musica già composta”. È una definizione che rende onore alla signora. Sorte ben diversa è riservata sulla stessa enciclopedia al termine parolaio: “Persona che parla molto, che ama fare discorsi verbosi, generalmente futili, privi di corrispondenza con la realtà, o destinati a non tradursi in pratica: non dar retta a quel parolaio! Come aggettivo, che abbonda di parole, per lo più inconcludenti! Come in politica, che si riduce a vane parole e dove si fanno molti discorsi ma si conclude poco!”.
Una bomba ad orologeria è ormai innescata nella sanità pubblica del Paese e il tempo sta scorrendo velocemente senza quasi che i media, la politica e il grande pubblico ne abbiano consapevolezza. Solo tra gli addetti ai lavori sembra alzarsi alto il grido di allarme fatto proprio dal mondo delle organizzazioni sindacali di categoria nella loro interezza e, almeno in questo caso, senza divisioni al proprio interno. Il paventato pericolo di un progressivo impoverimento del personale medico operante nel sistema sanitario nazionale (Ssn) per il sopraggiungere di uno scalino pensionistico, è ormai una realtà concreta. Ragionando su dati Miur, Istat, Enpam e Fnomceo la realtà attuale per quanto riguarda le dinamiche pensionistiche evidenzia come circa 48mila medici nati nel decennio 1950-1960, ed oggi ancora attivi nel Ssn, hanno già maturato o matureranno i criteri previsti dalla legge “Fornero” nel decennio 2016-2025. Secondo i dati della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri i medici attivi in Italia al 2016, di età inferiore ai 70 anni, erano circa 354mila dei quali quasi 102mila unità attivi a vario titolo nelle aziende sanitarie locali.


Una struttura sanitaria accreditata è una struttura privata che ha stipulato una convenzione con il Sistema sanitario nazionale (Ssn), dunque eroga le prestazioni sanitarie chiedendo al cittadino il solo pagamento del ticket. Ma come fa una struttura privata ad accreditarsi? È l’autorità sanitaria delle singole regioni ad individuare le strutture che secondo loro sono in grado di garantire il livelli essenziali di assistenza, di valutare l’idoneità delle stesse, di assicurarsi che siano qualificate e di accertarsi dell’efficacia e dell’appropriatezza dei risultati, fissando il volume massimo delle prestazioni da rendere nell’ambito della competenza territoriale della medesima azienda sanitaria locale.
Ieri a Crotone al termine del suo turno all’ospedale civile San Giovanni di Dio, un medico, che presta servizio presso l’unità complessa del nosocomio calabrese, appena uscita dalla struttura è stata aggredita da un cinquantenne crotonese che l’attendeva con il volto e la testa coperti da un cappuccio e da una sciarpa, colpendola al collo con un cacciavite. A salvarla da un altro fendente è stato un ambulante marocchino che sosta quotidianamente con la sua bancarella per vendere oggetti per automobili proprio davanti all’ospedale. Cercando di aiutare la dottoressa, lo straniero ha chiamato prima i sanitari che sono accorsi e l’hanno ricoverata in codice rosso e subito operata, e poi ha inseguito il malfattore bloccandolo su un bidone della spazzatura fino all’arrivo della polizia. La dottoressa, fortunatamente, non è in pericolo di vita.