Fibrillazione atriale e prevenzione dell’ictus

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Ci sono novità in ambito di fibrillazione atriale, una forma molto diffusa di aritmia cardiaca che si complica frequentemente con l’ictus. Questa seria complicanza cerebrale può essere prevenuta attraverso l’uso degli anticoagulanti orali. Dai dati emersi al V Congresso “Abruzzo Meeting on Haemostasis and Thrombosis” lo scorso week end all’Università di Chieti, ci sono differenze a livello nazionale circa l’uso di tali farmaci. La situazione sanitaria italiana è già segnata da enormi criticità che vanno immediatamente risolte per assicurare a tutti i cittadini il diritto alla Salute che deve essere garantito costituzionalmente come uno dei diritti fondamentali e che spesso, soprattutto se si vive al Sud, viene disatteso. Le disparità riguardo la prescrizione di farmaci e rispetto ai pazienti con fibrillazione atriale non valvolare è uno dei tasti dolenti di questa situazione sanitaria ancora disomogenea fra Nord e Sud. Lo studio Arapacis condotto dalla Simi (Società Italiana di Medicina interna) ci propone un altro ritratto del nostro Paese in termini di spesa e di efficacia in ambito sanitario e assistenziale. Una situazione che coinvolge tutte le famiglie che hanno un anziano in casa, che rischia di aggravarsi con l’invecchiamento della popolazione. Nel Sud Italia, secondo i primi dati dello studio da poco pubblicati, è risultato che si fa un minore uso di anticoagulanti e un maggiore uso di aspirina; questo mette a rischio di ictus i pazienti con fibrillazione atriale perché, mentre gli anticoagulanti proteggono anche se non in maniera totale dall’ictus, l’aspirina ha una scarsa se non addirittura nessuna protezione per l’Ictus cerebrale nei pazienti con fibrillazione atriale, quindi c’è un problema di carattere sociale dietro questa differente assunzione dei farmaci perché nel Sud del Paese questa tipologia di paziente è più esposta al rischio di ictus rispetto ai pazienti che vivono al Nord.

Lo studio Arapacis iniziato quattro anni fa e conclusosi a luglio di quest’anno, che ha visto coinvolti 1366 pazienti di età media di 74 anni, uomini e donne tutti con fibrillazione atriale, su tutto il territorio nazionale, trattati nei centri di Medicina Interna del Paese da esperti studiosi della materia, ha rilevato che nei pazienti ad alto rischio c’è una disparità, indipendentemente dal numero di farmaci consumati, poiché la prevalenza di poli-terapia tra le tre macroregioni era simile. I risultati mostrano differenze regionali nella gestione dei pazienti con fibrillazione atriale, essenzialmente nell’assunzione di farmaci antitrombotici.

Sono stati più prescritti gli anticoagulanti a pazienti ad alto rischio del Nord e del Centro (61 e 60%, rispettivamente) rispetto al 53% dei pazienti del Sud. E’ stata condotta un’analisi post-hoc (a posteriori) che si effettua una volta conclusa la raccolta dei dati, con lo scopo di valutare le differenze nella gestione farmacologica e i farmaci necessari ai pazienti italiani con fibrillazione atriale.

Ci sono due Italie: tutto il Sud, dalla Campania in giù, ha una minore attenzione ad ottimizzare la terapia anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale perché è un tipo di terapia che ha bisogno di un maggiore controllo e anche di centri dedicati. Poi c’è un Nord con livelli assistenziali più vicini all’Europa che beneficiano di una rete assistenziale integrata.

È solo quindi un fatto educazionale e di organizzazione sanitaria sul territorio, dalla Campania in giù i pochi centri anticoagulanti sono meno organizzati e ciò comporta che anche la popolazione è meno informata ed educata in quella direzione, per cui medici e pazienti non vivono una situazione ottimale in tal senso. Che tale disparità rifletta ben note condizioni socioeconomiche differenti tra le regioni italiane di Nord, Centro e Sud, è un sospetto più che fondato.

Promuovere campagne per l’educazione all’assistenza sanitaria, al miglioramento delle performance delle strutture ospedaliere, può rendersi necessario per migliorare i risultati clinici nei pazienti con fibrillazione atriale.

@venessaseffer

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