Pneumologi vs fisiatri, una partita aperta

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La nostra società sta vivendo una sorta di rivoluzione demografica, nel 2025 nel mondo avremo 1,2 miliardi di persone con più di 60 anni e 2 miliardi nel 2050. In Europa, come nelle regioni più ricche, una persona su 5 ha più di 60 anni. L’invecchiamento dell’essere umano e’ un destino cui non si può sfuggire, a fronte della recente più scarsa natalità nei paesi occidentali come il nostro e del trattamento delle malattie neonatali che assicura la vita ai piccoli, avendo debellato quasi del tutto le malattie che portavano alla morte, l’orientamento della medicina attuale dovrebbe essere quello di adottare delle misure risolutive per far fronte alle conseguenze dell’aumento della popolazione anziana, all’aumento delle patologie legate tipicamente all’invecchiamento. Infatti, questa fase della vita è tipicamente accompagnata da un carico di malattie più o meno invalidanti, che riducono la qualità della vita con costi pesanti per le cure, anche per la lunghezza della durata delle malattie. La riabilitazione e’ un settore della medicina che si occupa di eventuali disabilità conseguenti ad alcune malattie, che limitano la partecipazione attiva alla vita di una persona, specie se anziana, a causa della riduzione di alcune funzioni motorie, cognitive ed emozionali, disabilità che possono essere generate dal sistema nervoso, cardiaco e respiratorio, osteo-articolare e possono toccare anche la sfera intellettiva e quindi relazionale, intaccandone la performance fisica e sociale. La riabilitazione respiratoria, e’ una delle discipline più delicate e frequenti da trattare nei pazienti perlopiù’ anziani, un programma multidisciplinare organizzato su misura per il paziente per ottimizzare la qualità della vita, di cui parliamo con il Prof.Enrico Maria Clini, Specialista in malattie dell’Apparato Respiratorio e Farmacologia dell’Università di Modena-Reggio Emilia.

In cosa consiste la Riabilitazione Respiratoria e quanti tipi di riabilitazione esistono?

La riabilitazione respiratoria e’ una disciplina a metà strada fra la specialistica che ha lo scopo di aiutare i pazienti affetti da malattie respiratorie croniche, controllandone i sintomi fino al miglioramento e un’altra disciplina riabilitativa generale che è quella svolta dai fisiatri, quegli specialisti che attualmente hanno il dominio sulla riabilitazione ma che si occupano prevalentemente del recupero funzionale dell’arto offeso, come una frattura, un intervento chirurgico, una protesi all’anca o al ginocchio, un problema alla spalla. Questo e’ il concetto di riabilitazione nell’immaginario comune della popolazione. Nessuno sa che c’è la riabilitazione per i malati di cuore, la riabilitazione per i malati respiratori, c’è la riabilitazione per gli obesi, c’è quella uroginecologica o la riabilitazione visiva, ci sono tanti tipi di riabilitazione e lo stesso Ministero nel 2011 ha promosso una visione più a 360 gradi dell’argomento, non fisiatricocentrica, questo però non ha un corrispettivo in quello che accade.

Ma lo specialista di riferimento negli ospedali, nonostante il supporto ministeriale e’ ancora il fisiatra.

Nelle strutture pubbliche e private, il riferimento dei direttori generali è considerato il fisiatra, tutto passa da questa figura. Ma il fisiatra tante competenze come quelle che ho detto non ce l’ha e non gli interessano. Quindi non c’è una profonda assistenza alla popolazione che realmente ha bisogno, lo stesso specialista pneumologo la considera una sottodisciplina, utile ma non la promuove, perché non ha sufficiente cultura e l’Universita’ non la spinge nemmeno. Nell’insegnamento delle malattie dell’apparato respiratorio specialistico, post laurea, chi parla di riabilitazione respiratoria, nessuno! A Modena c’è stata una lungimiranza di fabbrica, stiamo cercando di promuoverla, se no non se ne parla. I giovani che si laureano, non sanno bene di cosa parliamo. Quando uno diventa medico specialista formato, tutta questa parte non la sa gestire.

Tutto questo con una popolazione che sta invecchiando!

La maggior parte di popolazione che ha queste malattie croniche sono le persone anziane.

La figura che si dovrebbe formare dunque, quale sarebbe secondo lei?

Uno specialista che nel suo corso di specializzazione, che adesso hanno riportato a quattro anni da cinque, acquisisce anche queste competenze, non è solo quello che sa curare l’asma, la BPCO e che si occupa dell’acuzie e tradizionalmente di tutto quello che attiene alla diagnosi e alla cura delle malattie dell’apparato respiratorio ma anche che riconosce il problema, sa che cos’è la disabilità collegata a queste malattie croniche e la gestisce in prima persona non attraverso i fisiatri, questo è quello che secondo me bisogna far capire agli amministratori e ai direttori generali, da una parte, e che dall’altra parte bisogna fornire come competenza allo specialista che si sta formando. Il giovane che si sta formando, non ha mai, non sa o ha solo sentito parlare di riabilitazione respiratoria, dunque non è uno specialista completo. Il risvolto pratico e’ che non riconoscendo il paziente candidato a fare questo tipo di terapia complessa è chiaro che poi produce inappropriatezza, si manda a fare delle cure riabilitative in pazienti non appropriati, oppure confonde la riabilitazione con la palliazione o peggio ancora a fare le cure di fine vita, quando non c’è più la possibilità di un recupero. Fine vita la si attribuisce come idea al malato terminale di cancro, però anche il malato respiratorio avanzato è un malato terminale, con la differenza che non ha il tumore, ma vive più a lungo del paziente che ha il tumore, quindi va gestito molto di più con queste problematiche di disabilità, di abbandono e invalidità, però la riabilitazione agisce quando ancora può recuperare anche parzialmente la sua funzione, mentre la palliazione è proprio la fase terminale, non c’è più niente da fare. Queste cose vanno trasferite come conoscenza e competenza ai giovani medici e agli specialisti in generale, chiaro che se non sanno di cosa stiamo parlando, si occupano bene di tante cose ma di questa no. Peccato che questo è un problema con cui ci si interfaccia tutti i giorni. I pazienti anziani hanno spesso più di una malattia cronica e queste producono delle conseguenze: non si muovono, non camminano, non escono, non capiscono. Tutte queste cose non sono spesso gestite e invece ce n’è bisogno.

Quanto aiutano i farmaci?

Solo con la terapia farmacologia non si riesce a star meglio, serve anche supporto psico-nutrizionale, norme comportamentali e programmi educazionali che insieme alla terapia riabilitativa aiutano a migliorare la qualità della vita, fino alla restituzione, anche parziale, della loro indipendenza funzionale.

Molte persone ad una certa età sono abbandonate a se stesse, anche negli ospedali per mesi, in reparti che non sono quelli adatti alle cure delle patologie che presentano.

Se oggi ci dovessimo chiedere se il nostro sistema sanitario protegge e gestisce bene gli anziani, solo tante belle parole, ma all’atto pratico siamo molto indietro. L’epidemiologia ci dice che la popolazione invecchia e se la popolazione invecchia e nel frattempo le malattie pediatriche sono state praticamente debellate rispetto ad una volta, c’è stata una trasformazione importante, è chiaro che bisogna occuparsi anche di cose diverse da quelle di una volta, siamo rimasti ad una medicina che fa fatica ad aggiornarsi. Tra gli aggiornamenti utili credo che la riabilitazione specialistica sia senz’altro nella lista.

La Sanità, sia pubblica che privata, ha grossi buchi da colmare per quanto riguarda questo tema?

Il fisiatra non e’ esperto di questi problemi che io tocco con il mio lavoro quotidianamente, non ha le competenze, è come se fosse una cellula potente che deve occuparsi di tutto. In realtà si occupa solo delle cose che ha studiato. Tra cui non ci sono queste. Invece è lo specialista che deve occupare questi spazi. La Sanità e la figura del politico, nel senso delle risorse da destinare, gli amministratori e i direttori degli ospedali, le Regioni oggi, non danno risorse, e spesso fanno anche dei disastri, come da noi in Emilia ne hanno fatti alcuni, perché in Emilia i fisiatri sono molto forti politicamente.

Ma come ci si può formare bene per acquisire le competenze necessarie?

Qua la responsabilità è nostra, è anche mia come docente, e’ degli Specialisti. Se le Università non danno l’ opportunità di formarsi adeguatamente e’ chiaro che verranno sempre fuori persone uguali a prima, mai aggiornate su quello che c’è di nuovo e che di nuovo si può proporre, anche questi aspetti riabilitativi.

Qual è quindi il compito di un fisiatra professor Clini?

Il fisiatra è lo specialista della riabilitazione generale, questo ci dice la legge, questo ci dice la normativa, questo ci dice l’Accademia ed è un modello europeo. In Nord e Sud America, Uruguay e Argentina per dare un’idea, non esiste il fisiatra che fa tutto, esiste il medico che si forma in terapia fisica e il medico che si forma in fisioterapia o riabilitazione specifica e anche il fisioterapista che non è medico, non c’è il fisioterapista che fa tutto. C’è il fisical terapist che ha una competenza, poi c’è il respiratory terapist,.non c’è un terapista per ogni branca, questo per far capire che c’è una formazione già orientata. Per cui quando si esce con un titolo si è abilitati a far delle cose e non altre e quelle cose le si fa in maniera adeguata. Qui in italia come in una parte dell’Europa c’è la tendenza a non differenziare queste competenze, c’è il fisiatra e la legge ci dice che il fisiatra ha le competenze necessarie e sufficienti per garantire tutti i tipi di cure, però, soprattutto per i malati respiratori anzi cardiorespiratori non è vero, non lo sanno fare e quindi non lo fanno. Quindi, quando c’è un’allocazione di risorse sul territorio, cioè ambulatori specialistici per gestire le problematiche riabilitative, il 99,9 per cento dei pazienti che loro trattano sono pazienti post ortopedici, pochissimi neurologici, s’intende quelli che hanno avuto ictus, il resto non esiste.

Come da noi, anche a Roma e in tutta italia, esistono le unità operative di medicina riabilitativa dove i malati respiratori non ci sono. Quando capitano problemi di questo genere cominciano a centrifugarli a destra e sinistra, nelle medicine, dove non recuperano, non raggiungono gli obiettivi che potrebbero raggiungere nemmeno quando potrebbero farlo, perché non hanno la competenza. Loro sono per legge degli specialisti onnipresenti che dovrebbero avere delle competenze ma in realtà non le sviluppano e questa carenza, a mio giudizio, va occupata dallo specialista, e le linee guida del Ministero del 2011, dove per la prima volta hanno riconosciuto che ci sono tante sottodiscipline riabilitative, attribuiscono queste ai singoli specialisti e li chiama specialisti in riabilitazione. Può essere un cardiologo per le sue competenze, uno pneumologo per le sue, un urologo, ecc. Ancora non ha un corrispettivo, perché ovviamente deve maturare, poi perché c’è una lobby giustamente che pratica la difesa del territorio. I politici danno gli indirizzi, bisogna vedere come le Regioni interpretano questi. In Emilia Romagna c’è ancora questa visione fisiatricocentrica, però sono fiducioso che qualcosa presto o tardi accadrà, magari sensibilizzando l’opinione pubblica, il cittadino.

Aprirei un dialogo su questa diatriba, perché c’è un evidente problema di organizzazione ospedaliera e non solo, sarebbe interessante sentire cosa ne pensa la controparte, non fosse altro perché i malati sono quelli che potrebbero averne la peggio e rimetterci.

@vanessaseffer

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