LETTERA APERTA. Lo sfogo di Francesca Borsellino: “Io resto in Sicilia”!

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Mi chiamo Francesca, ho 26 anni e sono laureanda in informazione scientifica sul farmaco (facoltà di farmacia) dell’Università degli Studi di Palermo.

Scrivo a voi i miei pensieri perchè sono stanca e anche infastidita dal sentire la gente giudicare le mie scelte e demolire ogni mia speranza di riuscita in quello che sarà un possibile lavoro futuro.

Ho iniziato a lavorare all’età di 16 anni come baby sitter, ma ho fatto anche altri lavori che vanno dal doposcuola alla segretaria. Attualmente sono disoccupata ormai da oltre 18 mesi e non ho più trovato alcun tipo di impiego. Quando dico che studio in informazione scientifica sul farmaco, la prima cosa che mi si chiede è: “tuo padre è farmacista o medico?”.. no, mio padre è operaio.. “allora che vuoi fare? Ascolta il consiglio di uno che ha qualche anno in più di te: VATTENE DALLA SICILIA!”. No, io non voglio andarmene dalla Sicilia! E questa è la mia domanda: perchè tutti quelli come me, che stanno per laurearsi o sono già laureati, devono andare via dal loro luogo di nascita per poter lavorare? Ho un paio di amici che sono andati a lavorare a Milano: lavorano 8 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, con un contratto a tempo determinato, guadagnano 1100.00 euro al mese. Pagano un affitto di 500.00 Euro per una stanza in periferia, quindi hanno l’abbonamento per la metro che prendono ogni giorno per andare a lavoro e tornare a casa, pagano le utenze e mangiano a loro spese. Tornano a casa due volte l’anno, grazie a mamma e papà che comprano il biglietto aereo. Non ci vuole certo Archimede per capire che in tasca gli resta veramente poco. Quello che molta gente ignora è che sono previsti degli incentivi per le aziende che assumono i ragazzi meridionali, quasi come se fossimo noi ad avere bisogno di loro e non il contrario. Infatti, circa il 74% di tutti i laureati del nord, viene dal sud, perchè è al sud la più alta percentuale di ragazzi che dopo il diploma decide di continuare a studiare. Sapete perchè si decide di studiare? Perchè qui, chi studia spesso proviene da famiglie umili, dove forse solo uno dei genitori ha raggiunto il diploma, e si vuole rendere orgogliosi quei genitori che per tutta la loro vita hanno solo Lavorato con lo scopo di crearsi una famiglia e poter dire un giorno: “mio figlio è un dottore”.  Qui si studia per cercare di dare prestigio ad una regione usata come “cesso” dalle altre regioni italiane, ma che possiede risorse e potenzialità infinite. Il modo per non dover essere costretta ad andare via dalla mia città, e trovare un lavoro soddisfacente e confacente ai miei studi e alle mie competenze, esiste, ed è da sempre in mano ai politici.

Signori politici, perchè ogni volta che c’è da realizzare qualche progetto non vi rivolgete ai ragazzi dell’Università? Sono certa che sarebbero felici di pianificare tutto in cambio del solo riconoscimento dei loro proponimenti. Perchè poi non affidate il tutto ad oneste aziende siciliane? Come si crea lavoro se non si muove l’economia locale? Inoltre, se tutti andiamo via, chi resta qui? Sempre i soliti raccomandati di turno, che non hanno né le competenze né le capacità per eseguire gli incarichi che gli vengono affidati.

Io voglio restare a casa mia e voglio lavorare qui, anche se è difficile. Quindi, miei carissimi signori con qualche anno in più di me, piuttosto che suggerirmi di andare, perchè non mi dite come si può fare quel cambiamento, tanto millantato da tutti gli esponenti politici nelle varie tornate elettorali che abbiamo seguito? Piuttosto che dirmi di andare, elogiate il mio coraggio di restare. Io resto. Sarò forse un’illusa senza speranze, ma voglio credere che la mia terra può risorgere dalle proprie ceneri e quando accadrà, potrò dire di aver fatto anch’io la mia parte.

Francesca Borsellino

 

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